Qualcuno ha fatto caso al fatto che non si parla dei bambini e di come stanno vivendo la drammatica condizione di reclusione e annullamento delle relazioni sociali a cui sono sottoposti da oltre un mese e mezzo?

Chi si sta pre-occupando di evitare che l’emergenza sanitaria diventi un’esperienza traumatica, prevenendo la conseguenza delle paure e dei fantasmi angosciosi, delle ripercussioni sulla loro sensibile psiche derivanti dal carico emotivo che assorbono dagli adulti, per quanti sforzi essi facciano di contenersi davanti ai figli.

Sono diventati invisibili i bambini, se non per definire i dettami della didattica a distanza, per coloro che hanno dai 6 anni in su e con genitori che possono assisterli in questo.

Gli altri sono esseri a cui non sembra esserci motivo di dedicare attenzione, del resto è cosa nota i bambini sono esseri ben più resilienti degli adulti.

E’ indubbio, ce lo hanno insegnato i drammi della storia, che l’umanità prosegue nel suo percorso nonostante tutto. Abbiamo testimoni viventi della capacità di sopravvivere e ricostruirsi dopo tragedie, alla cui sola menzione è impossibile restare indifferenti: Liliana Segre ha vissuto da bambina l’Olocausto ed ha avuto la capacità, tutta umana, di tornare dal’inferno e ridiventare donna, moglie, madre, nonna e modello di una cittadinanza sana ed esemplare per tutti.

Una delle più importanti psicoterapeute del nostro tempi, Silvia Vegetti Finzi, nella sua autobiografia di bambina, “Una bambina senza stella”, da una lezione magistrale su cosa sia la resilienza dei bambini, sulla capacità del cervello infantile di trovare soluzioni compensatorie e riparatrici del presente, di riscrivere la narrazione del vissuto, pur nelle privazioni dei tempi di guerra.

Il fatto che i bambini possiedano il pensiero magico e un’innata attitudine al superamento degli ostacoli è indubbio, la resilienza infantile è un modello ed un esempio per gli adulti ma attenzione, non significa che i bambini passino indenni attraverso le privazioni.

Sarebbe ipocrita e falso dire che i bambini non stiano pagando un prezzo alto dalla situazione che vivono in questa clausura, sono stati sottoposti ad un cambiamento repentino di vita e non hanno gli strumenti per potersi dare spiegazioni razionali ma vivono tutte le tensioni della innaturale condizione a cui siamo sottoposti.

“ll loro interesse si rivolge a quegli adulti che sanno conservare un grano di fanciullezza, perché con essi possono condividere paure e speranze.”, così Silvia Vegetti Finzi nel libro sopra citato ma gli adulti oggi sono travolti da un mondo che sembrava immutabile, non lo era in realtà affatto, ed invece non tornerà più come prima.

Gli adulti fanno fatica ad accettare la drasticità del cambiamento ed i bambini rischiano di non avere uno specchio sufficiente buono, a cui ancorare la capacità immaginativa e riparatrice.

Come possono fare propria, cioè accettare con la ragione, che gli altri bambini, gli amici sono ora potenziali pericoli e quindi bisogna starne distanti; che le educatrici e gli insegnanti stanno bene ma sono disponibili per loro solo in video; che i nonni si possono, nei casi di vicinanza, salutare dalla finestra ma non si può dare loro un abbraccio.

Il pensiero magico in certe situazioni può diventare un’arma a doppio taglio, laddove nel onnipotenza del pensiero infantile, anche le situazioni peggiori sono da loro dipendenti.

I bambini hanno bisogno che la narrazione dell’esperienza in corso porti con sé la speranza di un futuro vicinissimo in cui i loro bisogni sono al primo posto, di sentire genitori poter progettare futuro, e che sia un futuro percorribile,  perché deriva da attenta analisi dei bisogni dei più piccoli da parte di chi governa.

 

Invece si parla di riaprire attività ma non i luoghi per i bambini, aumentando così l’angoscia delle famiglie, consapevoli che ai nonni i bambini non potranno essere affidati e nemmeno a persone sconosciute.

Si apprendono da quotidiani on line ipotesi di aperture fra 6-8 mesi di nidi e scuole d’infanzia e si palesa l’impossibilità per i piccoli di tornare ad avere una vita sociale, sottovalutando cosa questo significhi per la strutturazione della loro personalità, per il loro benessere psico-fisico.

I bambini vanno preservati dalla tragicità di quanto sta circolando sui media, l’ipotesi di un distanziamento sociale protratto per mesi non va permesso, le ripercussioni sullo sviluppo dei bambini sarebbero ben più gravi della potenziale esposizione al virus.

Crediamo che le soluzioni vadano trovate, a partire dalla possibilità di fare tamponi anche ai bambini per verificare la loro positività, come è probabile che sia, visto che molti bambini avranno già certamente contratto il COVID senza che ve ne sia evidenza.

Va pensato a riorganizzare la loro possibilità di tornare ad una vita sociale, con gli adulti che sanno offrire una progettazione di giornata che tenga conto di misure adeguate e rispettose dell’emergenza.

Si può pensare a favorire la didattica all’aperto, autorizzando gli asili a vivere le giornate nei parchi, nei giardini pubblici e nei cortili condominiali.

Le soluzioni concrete ci sono e possono essere molteplici ma solo se, tra tanto vociare, si presta attenzione al silenzio assordante che viene dai “non detti” dei nostri bambini, i cui incubi e risvegli notturni, disegni e giochi simbolici, rivelano un presente in troppi casi estremamente gravoso, certamente non protraibile a lungo senza danni.

 

Cinzia D’Alessandro, Presidente Comitato Nazionale Educhiamo.

Responsabile pedagogico nido e scuola dell’infanzia La Locomotiva di Momo, Milano